21: non sto barando e non parlo di blackjack!

Non sono una cima in matematica, ma secondo i miei calcoli astronomici sono ben 21 giorni che non condivido qualcosa con persone vere. Farsi la doccia è il nuovo contatto con una “fonte” esterna. Che la forza sia con me, sì ho iniziato a vedere Star Wars, era ora!

In quarantena non c’è orgoglio che tenga.

La spesa si fa con il carrello o carretto o chiamatelo come volete. Prerogativa dei nonni? No, di tutti.

E se abiti a Milano e devi oltrepassare il ponte dei Navigli, il carretto devi prenderlo in braccio come fosse un bambino. Peccato, o per fortuna, che io non abbia mai preso in braccio un bambino. Non è stata una bella scena e un lieto fine per le uova.

Però forse avrò reso felici i piccioni. Ci avete fatto caso? Sono immobili e vi fissano, forse cercano di limitare al minimo gli sforzi per non consumare energie, sarà difficile anche per loro procurarsi del cibo. Oh, ma lo Stato dov’è?!

Non ho visto briciole per strada ma potrebbe essere anche un mio problema: occhiali, carta da forno come mascherina- anche i pacchi del Sud stanno cambiando, la chiamano resilienza – e il capello ormai liscio, per le poche avventure che sto vivendo, rendono la visuale pessima. Grazie al travestimento, però, nessuno mi guarda e almeno questo è nella norma e impiego due ore per fare la spesa. Non c’è solo lo yoga nella vita.

Vi vedo fare focacce e torte, vi invidio e vi dirò di più: io ho ancora il lievito e volete conoscere il mio segreto? Non so usarlo! Provate a prendermi ora!
Oggi, però, ho sfornato la tenerina al caffè, una torta SENZA LIEVITO e strizzo l’occhio mentre lo scrivo perché se domani vedrete questo articolo c’è ancora speranza.
Ripeto: dolce senza lievito!

Cose che ho imparato in questa finestra temporale: mai vivere in un monolocale senza balcone.
Ci arrivo sempre quando il danno è fatto. Io sto impazzendo in maniera controllata e vi lascio con la mia colonna sonora dei primi 21 giorni in solitaria.

Tired of being alone

Secondo la mia teoria astrofisica ci vorranno almeno 2 pacchetti da 21 giorni per parlare di nuovo con una persona senza uno schermo davanti. Challenge accepted!

Tutti in terrazza: no Martini, no Campari, sì Duomo!

L’avete mai visto il duomo dall’alto?

Quando è la mattinata pre-ansia corona virus (ma tu ancora non lo sai) e decidi di svegliarti perché c’è il sole e le terrazze del duomo meritano una visita, te ne accorgi arrivata in piazza. L’ipocondria è un salta-fila naturale.

Per una volta ci sono più piccioni che umani. Quelli rimasti sfoggiano diversi modelli di mascherine (non so se per scelta o perché hanno trovato solo quelli). È pur sempre la penultima settimana di febbraio e c’è la Fèscion Uic. Anche sulle terrazze: carabinieri in alta uniforme, un poncho blu scuro che arriva fino alle caviglie. Gli Influenzersss sono dappertutto!

Noi però abbiamo solo approfittato del momento e del sole, perché per ammirare le guglie del duomo (ben 135) e i Gargoyle devi aspettare il cielo blu, che di certo non si è fatto attendere a fine febbraio. Preoccupiamoci del global warming, dai.

Scale o ascensore?

Io ti consiglio le scale (sono solo 250, qualcosa in più o qualcosa in meno) opzione più cheap e il modo migliore per fare domande. Fanne tante, è bello sentirsi primi quando gli altri non riescono più a respirare! 🙂

In un attimo sei tra le guglie del duomo.

Sembra così imponente quando lo guardi a naso in sù, ma una volta a testa in giù tutto è diverso. Ti senti a casa. Ti affacci, guardi piazza Duomo, vedi alcune delle 3.400 statue e ti senti accolto da Milano. Hai conquistato la “vetta” gotica di quella che ti avevano venduto come capitale europea del tuo paese.

Gente seria mi ha confessato che per stabilizzare l’edificio c’è bisogno di qualcosa che dia una contro spinta: i contrafforti. I ghirigori e tutto il resto sono solo escamotage per abbellire queste strutture indispensabili.
Farsi fighi con le conoscenze degli altri e con stile, gotico.

Giro ad alta quota terminato? Per la discesa presta attenzione a chi hai davanti: se è molto lento non si sta godendo lo spettacolo, non seguirlo, come abbiamo fatto noi.
Sta solo percorrendo la via che lo porterà all’ascensore e tu, porello con in tasca il biglietto da SOLI 10€, non potai usufruire di quel passaggio. Dovrai fare dietro front e approfittare della vista e della compagnia prima di arrivare alla tua fantastica scala a chiocciola!

A Milano, nonostante la stanchezza, salimmo sul tetto del Duomo e ci divertimmo per il fantastico popolo di figure in quel vistoso giardino marmoreo.

Herman Hesse

Da lassù Milano è uguale ma qualcosa è diverso! 🙂

viaggio in Nepal

Mangiare in Nepal: dimmi quando scade e ti dirò quando andrai in bagno!

Natale è passato ma i kg accumulati durante le feste quelli non vanno via.

O meglio, potrebbero andare via se avessi in programma un altro viaggio in Nepal nei prossimi mesi.

A Kathmandu puoi sfoggiare una linea perfetta.

L’unica bevanda non scaduta è la birra. Tutto il resto va indietro di un anno. E non mi risulta ci sia un capodanno particolare, quindi non è questione di culture diverse. Si chiama povertà.

Il cibo è curry. Buono, ma con il curry.

Il caffè dimenticalo: se non puoi lavarti i denti con l’acqua del rubinetto e sarà una vera sfida ricordarti di far tutto con l’acqua della bottiglietta, non puoi neanche permetterti un caffè perché l’acqua è sempre quella, non potabile.
Ma sull’Himalaya le correnti d’acqua non mancano. Manca la voglia di salvare un paese.

Tranquill*, dopo 3 giorni non ci farai più caso alle date di scadenza… la gente è felice comunque, o almeno sembra esserlo e andare in bagno almeno tre volte al giorno (anche più) diventa un’abitudine, come è per gli italiani bere il caffè.

Banane ovunque, piccole e acerbe. Sanno di legno ma ti consiglio di provarle.

Le Pringles, di loro puoi fidarti. Se te ne offrono una… accettala e chiedine un’altra, potresti ritardare la tua visita al bagno.

Ma vai comunque nei ristoranti nepalesi, mangia quello che il tuo sherpa ti prepara in rifugio, canta attorno al fuoco perché ti cambierà la vita e il metabolismo per qualche settimana, è questo il bello.

Conoscere in Nepal: le persone che puoi incontrare

I viaggi li fanno le persone. Credo valga un po’ ovunque e in qualunque modo tu scelga di viaggiare. Se vai da solo incontri la gente del posto. Se vai in gruppo con degli sconosciuti, beh buona fortuna! 🙂

I lucani
Immagina il programma La ruota della Fortuna: l’indicatore si ferma su un sorriso stampato in faccia 375 giorni su 365 e su un altro che il sorriso te lo crea non appena apre bocca, ma tutto è soggettivo e il cinismo è un modo di vedere il mondo.

La coinquilina

Non ti scegli la coinquilina ma la Puglia si sa, si chiama a distanza e così ti ritrovi insieme ad una sconosciuta con la quale devi condividere tutto. E vai di Vivo sempre insieme ai miei capellidi Niccolò Fabi. Quando il wifi non prende ti attacchi alle poche canzoni che per caso hai scaricato perché condividere momenti privati con uno sconosciuto è una prova di fiducia. Ma la musica aiuta a lasciarsi andare, sempre. Anche in bagno.

L’ingegnere che ti manca

L’organizzazione e la precisione che non hai sono doti che ricerchi e trovi negli altri.
Gli ingegneri ce l’hanno come forma mentis, una forma che sfuma dopo qualche birra. Dagli una birra (più di una), una panchina e un sorriso e potrai parlargli per ore, io ti consiglio l’intero viaggio perché nella perfezione apparente c’è dell’altro, oltre alla Lonely Planet ormai consumata!

L’organizzata

Non è questione di regione è questione di ragioni. In ogni viaggio c’è chi ha un obiettivo forte, un’organizzazione impeccabile, un sorriso che ti fa pensare a quanto la semplicità interiore sia bella perché ti accompagna sempre ad ogni passo, non importa quanto pesi il suo zaino.

Trasporti, incontri, cibi, odori, silenzi, risate e paesaggi: ho incontrato tutto questo nel Nepal, i racconti non bastano.

Vacci!

In viaggio verso il Nepal. 9 ore e sto.

Tra Cina e India, insieme al Tibet nelle guide dei viaggi emozionali e unici.
Perché il Nepal? Perché volevo comprendere in prima persona la pronuncia. Si dice così: /nəˈpɔːl/! Non allego un audio perché tutti dovrebbero visitare questo paese senza tempo.

Voli diretti non puoi trovarli, ore di scalo invece quante ne vuoi. Io per fortuna ne ho fatte solo 3 a Doha, un numero inferiore rispetto al prezzo del caffè che ho osato permettermi in Qatar.

Appena atterrata a Kathmandu ho visto una fila.

Anzi no, ne ho viste tre:

  • una per compilare il form del visto
  • una per pagare il visto
  • una per superare il controllo passaporti

Morale della favola: appena atterri in Nepal lo capisci. Il tempo si dilata e i nepalesi aspettano, forse per una vita intera, non ho ancora capito cosa. Forse non aspettarsi nulla è il segreto della felicità.

Ma ritorniamo all’aeroporto, somiglia al mercato del pesce perché al controllo passaporti solo suoni indefiniti, disordine e cappelli fighissimi. Sono i Topi.

Acquisto fatto – naturalmente mai usato – ma un cappello così per 300 rupie merita l’acquisto.

Ho bisogno di una doccia ma ho incontrato gli altri del gruppo. Sì, sono andata in Nepal con WeRoad. La strategia di guerrilla marketing degli adesivi sui ponti del Naviglio ha funzionato. L’organizzazione un po’ meno. Ma questa è un’altra storia.
La mia è quella dei liquidi rotti nel bagaglio da stiva. Ho decisamente bisogno di una doccia e magari anche di altro dopo 9 ore di volo.

Kathmandu. Come muoversi e anche in fretta se stai attraversando.

Fuori dall’aeroporto caos. È sera. Il primo taxi disponibile ha 5 posti e noi siamo 6. Ma nessun problema, qualche scambio di rupie (moneta in vigore in Nepal del valore di circa 1 centesimo) tra personaggi indefiniti e si inizia il viaggio.

Nei taxi nepalesi il mondo è al contrario: sotto i piedi non hai nulla. Sotto il culo hai dei tappeti.
Osi chiederti il motivo? Quando inizi a farti qualche domanda la macchina inchioda, qualcuno ha attraversato. Fortuna è ancora vivo. Pensi “sarà capitato”.

Inizia a capitare ogni 3 minuti. Non è un caso ma la realtà, bisogna cercare un modo per distrarsi e lo trovo. Fissare i piedi della gente sui motorini. Sono piccoli, decisamente molto piccoli. Coinvolgo i miei compagni di viaggio nella ricerca e sviluppo della teoria. Siamo in loop, ma non è la stessa storia della pratica cinese della fasciatura.

Pensiamo di tirare un respiro di sollievo allo scattare del rosso del semaforo. Ah no, non ci sono semafori in Nepal. I vigili hanno due cose: braccia per indicare le strade e una mascherina.
Ho pregato il Buddha per il mio ritorno a Milano, un po’ di sano smog da vero milanese imbruttito.

Il primo giorno è finito. Gli altri arriveranno.

 

Per te questo e altro

Un sabato mattina, al supermercato dei capelli bianchi si avvicinano, o meglio, si riavvicinano alla cassiera.

“Mi da un’altra busta? Questa si è già rotta! Anna risponde “Sì, ecco! Non deve pagarla, eh!”
Io penso: “Deve ancora porgere la busta e gliela sta già rinfacciando”.

In cassa però non sono sola. Forse è l’unico posto in cui non sono mai stata sola, a pensarci.
C’è una donna sulla quarantina dietro di me, forse qualcosa in più o qualcosa in meno. Di eyeliner però ne ha davvero tanto. Clio Make Up potrebbe essere fiera di questo occhio clinico, del suo un po’ meno.

Mrs Eye-liner azzarda un commento “Eh, sono proprio di pasta frolla queste buste…ma magari! Almeno potremmo mangiarle”

Ricordate che ieri c’è stato il Fridays for Future quindi parole come clima, ecologia, riscaldamento climatico sono sulla bocca di tutti. Nelle case forse meno.

Io ho cercato di aprire gli occhi e anche la bocca per sorridere o rispondere almeno, ma niente. Credo la mia espressione abbia detto tutto.

Silenzio, neanche lo scan del barcode in cassa poteva salvare l’insalvabile.
L’uomo dietro Mrs Eyeliner gira i tacchi e decide di aver dimenticato dei fagioli in barattolo e casualmente cambia fila e cassa. Dai, ti ho visto!

Mrs Eye-liner, sentendosi con le spalle scoperte ci riprova “Per l’ecologia, questo e altro!”

‘N che senso scusa?! Direbbe Verdone.

L’ho sentita molto spesso questa frase. Ma cos’è l’altro che faresti?
Io per te o per qualcos’altro non farei questo e altro… ma questo, questo e magari anche questo. E poi basta!

Poi se questo e tanto altro funziona come per la quantità di eyeliner allora continuo il silenzio e inseguo le briciole di busta lasciate sul pavimento dai folti capelli bianchi.
Hansel & Gretel nel 2019. Io però mi sono salvata. Sono arrivata all’uscita e menomale!

Gender Gap e riunioni condominiali

Avviene una volta al mese, molto spesso in prima mattinata. Puoi mandare qualcuno al tuo posto, purché ci sia una parvenza di presenza, almeno su carta. La chiamano delega.
Di cosa sto parlando?

Della riunione di condominio.

Io ho assistito ad una dal loggione (dal balcone per intenderci). I posti in prima fila non mi piacciono.

Ore 12, domenica mattina: la folla si riunisce davanti alla panchina. Almeno questo è stato l’inizio del primo atto.

Nessuna donna in scena, come durante il teatro greco, solo uomini e in cerchio, come nell’era della pietra. I costumi leggermente diversi, meno barba dei primitivi (la domenica bisogna curarsi, quindi prima di scendere in cortile si festeggia con dopobarba e rasoio) e non concentrati sul piano di allevamento, ma sul verbale del giorno.

Il moderatore non c’è, perché al sud ognuno dice la sua quando vuole. Anarchia mentre si decide tutto democraticamente.
Ordine del giorno: le pulizie, il contatore, il parcheggio nel cortile.

Mentre osservo e interpreto la lingua oscura di alcuni continuo a domandarmi: “le donne dove sono?”

Le finestre dei balconi sono aperte in corrispondenza delle cucine, vedo dei movimenti e andando per esclusione sono loro: le donne, intente a cucinare alle 12 di domenica.

Possibili dialoghi tra lui e lei alle 11:30, prima che lo spettacolo inizi:

Supposizione A: Lei dice a lui: “vacci te alla riunione. Diranno le solite cose inutili e poi c’è quello del terzo piano che dirà la sua, senza neanche capire quello che dice. Io non perdo tempo.” Lui, al sud di domenica mattina (considerando che non se ne parla di uscire o andare al mare, perché preparare il pranzo domenicale è sacro) ha due opzioni: partecipare alla riunione o sedersi sul divano.

Supposizione B: “Io ho da fare, devo cucinare e non hai visto il disordine in casa?” Non posso perdere tempo.” Lui, al sud di domenica mattina (considerando che non se ne parla di uscire o andare al mare, perché preparare il pranzo domenicale è sacro) ha due opzioni: partecipare alla riunione o sedersi sul divano.

Quando le opzioni non esistono.

Perché il Gender Gap continua ad esistere: un po’ colpevoli noi, perché molto spesso ci piace non partecipare a “rotture” di questo tipo, un po’ colpevoli loro. A volte i mariti potrebbero nascondere pentole e conserve e “costringere” le mogli a godersi i colori di una domenica mattina al sud, anche durante una riunione condominiale: è pur sempre in giardino!

Tutto questo per dirvi che al sud abbiamo un’usanza: ci piace sederci in balcone o “fuori al sottano”, come diremmo noi, ad ascoltare che aria tira nel piccolo mondo che ci circonda!

Un’estate a lievitazione naturale!

C’era una volta il pane… quello di Altamura? Non solo!

In Puglia la distanza tra un panificio e un altro – e quindi anche la quantità – segue, secondo me, le stesse leggi in vigore per le farmacie.

Ogni nuovo esercizio di farmacia deve essere situato ad una distanza dagli altri non inferiore a 200 metri e comunque in modo da soddisfare le esigenze degli abitanti della zona.

La distanza è misurata per la via pedonale più breve tra soglia e soglia delle farmacie.

 

Oltre al mare, abbiamo anche panifici ovunque, perché il pane (e le sue mille declinazioni) è una costante.
Te ne accorgi quando vivi in altre città, magari all’estero o al nord.
Impari a fare a meno del pane, poi decidi di tornare per le vacanze estive nella terra del sole e inizi a lievitare, a questo giro tu, non il pane.

Briciole a parte, oggi ero a tavola, come tutti gli altri giorni.

Qualcuno mi dice (vi lascio immaginare chi): “Ci siamo dimenticati di comprare il pane”.
Ho avuto per qualche secondo un momento di smarrimento, perché io in mano avevo un pezzo di pane e in tavola c’erano altri 4 panini.

La matematica non è un’opinione. Stupida io a non averci pensato prima.

Dopo aver mangiato la pasta (carboidrati), devi mangiare almeno due panini (carboidrati) a testa. E non si discute.

Quando strisciare per raggiungere la macchinetta del caffè diventa l’unica via d’uscita per concludere il pranzo, sempre quel qualcuno (sempre lei) mi dice “e il gelato non lo mangi? Ho preso anche il cono (carboidrati).”

Ti rassegni: in Puglia si sta bene così e qualche kg in più non hai mai fatto male a nessuno. Diceva e dice la nonna. E la nutrizionista? È in ferie!

Ci siamo quasi al ferragosto: sicuramente avrete già deciso cosa mangiare: focacce e pizze (carboidrati? Sì, ma vestiti diversamente!) Buon sangue non mente! 😉 

Buon ferragosto, a lievitazione naturale, a tutti!